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Il signor ArcoBaleno scese quella mattina in un vero baleno sulla collina che si trovava sotto al suo palazzo.
Il signor ArcoBaleno era abituato a vivere solo, nell’arco di colori in cui si trovava il castello dove era nato.
Era abituato a vedere il giallo, il bianco, il marrone, l’azzurro(d’azzurro anche troppo!), e poi il nero..no, il nero non c’era, a dire il vero..ma c’era però il blu scuro e anche l’amarena.
Ora però avrebbe tanto voluto toccare un colore nuovo, una sfumatura sconosciuta che nascesse da una mescolanza, di sapori e profumi, uniti a formare una nuova espressione di colore, di sentimento.
Appena appoggiò i piedi sulle colline colorate di tutti i verdi possibili e immaginabili, capì che da laggiù i colori che era abituato a vedere tutti i giorni dalla finestra che toccava il cielo, sembravano molto più caldi. Il cielo sembrava dipinto di mare soffiato dal canto delle sirene, striato rosa amarena, e i fiori sembravano respirare voglia di corallo.
Uno strano calore, a dire il vero, emanavano anche gli alberi, e le case, così come i volti e gli occhi delle giovani donne affacciate alle finestre. Erano così assorte in quelle sfumature del cielo e del prato, così assorte in qualche pensiero o segreto o desiderio inefinibile. Così assorte in un sogno che sembrava avere il sapore dell’amarena e del cioccolato.
Erano forse in attesa di qualcosa? Forse semplicemente tendevano i cuori verso quelle sfumature che pervadevano il paesaggio circostante, facendo respirare ai loro cuori sentimenti sconosciuti e delicatissimi-così pensò il signor ArcoBaleno, in un vero baleno.
Il signor ArcoBaleno vide all’improvviso, nel balcone di una tra le tante piccole case sulla sommità della collina, una fanciulla vestita di un rosa sconosciuto, con sfumature molto chiare; volò subito a bordo del suo Arco di Colori fino a trovarsi a due passi, in un baleno di colori, dal balcone. Rimase sospeso davanti a lei, senza accedere al suo viso, ammirandolo come da dietro un sipario si seta color oro. L’accarezzò senza toccarla, e sentì a quel tocco che la fanciulla aveva negli occhi una tristezza di un colore particolare, a lui sconosciuto. Quella tristezza non era blu, non era di quel blu scuro, da affogarci dentro, da perdercisi dentro, quel blu pesante e soffocante che circondava da un po’ anche il suo castello.
No, quella tristezza aveva un qualcosa in più, era un blu con dentro un accenno di argentato, di dorato, forse il segno lasciato da lacrime, o forse lo scintillio di uno spontaneo e molto sentito desiderio di amore.
Il signor ArcoBaleno, per capire meglio quel colore, e vedere se portarlo con sé al castello, per sconfiggere e ammortizzare definitivamente quel blu che non lo faceva più respirare, si avvicinò ancora di più alla fanciulla, le accarezzò il viso e la guardò negli occhi.
Lei si accorse di lui, a quel punto, e ricambiò il suo sguardo e le sue attenzioni con uno sguardo in cui sembrava essersi tuffato tutto quel mare soffiato che si era fuso col cielo.
Fu allora che ArcoBaleno sentì, sia in lei che in se stesso, una nuova sfumatura, mai vista e sentita prima, una sfumatura che sapeva di rosa fresca, sapeva di voglia di volare via, di farsi rapire per sempre e dimenticare il blu.
Così la prese per mano, la sollevò da terra in un vero balzo, con delicatezza, in un soffio praticamente, e la portò con sé dentro all’arcobaleno dal quale il signor ArcoBaleno era venuto.
Non si separarono più, da quel giorno, il signor Arcobaleno e la signora RespiRosa, e fu così che gli abitanti di quel paese del signor ArcoBaleno videro per sempre una rosa color pervinca e oro in cielo, all’alba di ogni giorno.



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